Attilio Speciani
Allergologo e Immunologo Clinico
Guerra di dati e di comunicazione pubblica. Il destinatario ultimo è ovviamente il medico che alcuni organi di stampa internazionale ritengono privo di capacità critiche e indubbiamente credulone.
JAMA è uscito con un lavoro (Singleton RJ et al, JAMA 2007 Apr 25;297(16):1784-92) in cui viene documentato un calo del 67% delle infezioni da pneumococco nei primi 3 anni di utilizzazione del vaccino. I ceppi "coperti" sono infatti nettamente calati.
Ma dal 2004 al 2006 le infezioni sono subito risalite della simpatica percentuale del 130%, dovute a un ceppo (il 19) non coperto dalla vaccinazione. Ricordiamo che i ceppi patogeni sono oltre 90.
A questa lettura che segnala ancora una volta la inutilità di una vaccinazione di massa (non priva di rischi) che forse vuole solo favorire interessi commerciali e non di salute pubblica, fa riscontro l'articolo di Lancet (Grijalva CG et al, Lancet 2007 Apr 7;369(9568):1179-86) uscito quasi in contemporanea. Lancet è una rivista alquanto chiacchierata oggi per le scelte politiche come il sostegno al commercio delle armi, e la lotta ad oltranza all'omeopatia.
Oggi, "casualmente" si schiera a favore delle vaccinazioni presentando dati di elevata efficacia analizzando gli effetti del vaccino solo fino al 2004. Peccato che si sia nel 2007 e forse per una rivista di quella valenza, una analisi così lontana nel tempo odora di "necessità difensive" a fronte del drammatico articolo del JAMA.
E sempre non casualmente la rivista italiana Vaccinare33 dedica il suo primo articolo della edizione in distribuzione da ieri solo agli effetti riportati da Lancet, senza citare quelli del JAMA e lasciando amplissimi spazi ad una supposta azione salvifica di questo vaccino sulla salute della umanità.
Questione di punti di vista o di cecità selettiva?
Allergologo e Immunologo Clinico

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