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Luca Avoledo

Risposta di Luca Avoledo


lunedì, 11 luglio 2011 11:00

Vitiligine: come interviene la naturopatia?

Domanda

Buongiorno. Soffro di vitiligine da molti anni e le ho provate tutte. Sono ormai molto scoraggiata e scettica di fronte a così tanti trattamenti e pochi risultati. Questo rappresenta per me un ultimo tentativo, per capire se e come la naturopatia possa aiutarmi. Grazie, Cristina

Risposta

Gentile Cristina,

come ben saprà, la vitiligine è un disturbo che colpisce la pelle, che in alcune aree si schiarisce progressivamente. Le parti del corpo più frequentemente interessate sono mani, piedi, viso, gambe, gomiti e genitali, ma la vitiligine può estendersi nel tempo, nel senso sia di un ampliamento delle zone, sia della comparsa di nuove aree.

Non si tratta di una malattia contagiosa né grave di per sé. Ma, per chi ne soffre (circa una persona su cento), le ricadute psicologiche possono essere imponenti, come in genere accade in tutti i disturbi cronici della pelle, organo immediatamente visibile agli sguardi altrui.

La vitiligine è una patologia di tipo autoimmune, che si sviluppa a partire da una predisposizione genetica. Questa, perlomeno, è l'ipotesi attualmente più accreditata; ed è un fatto che non poche persone con la vitiligine presentino contemporaneamente anche altri disturbi di natura autoimmune. Il risultato è che i melanociti - le cellule della cute che producono e accumulano melanina, il pigmento scuro che colora pelle, capelli e peli - vengono aggrediti e distrutti dal sistema immunitario, che non li riconosce più come parte dell'organismo, ma come qualcosa di estraneo da cui difendersi.

Sembra tuttavia che giochi un ruolo non indifferente anche il danno ossidativo, in particolare la presenza di un eccesso di perossido di idrogeno (più noto come acqua ossigenata) a livello cutaneo. Il perossido d'idrogeno appartiene alle cosiddette ROS (specie reattive dell'ossigeno) ed è particolarmente nocivo per le strutture cellulari.

Il trattamento naturopatico della vitiligine è per certi versi analogo a quello messo in atto in presenza di altre patologie a componente autoimmunitaria, come la psoriasi. Per quanto possa sembrare strano, infatti, mentre la medicina classifica migliaia di malattie, per ciascuna delle quali prevede una terapia farmacologica specifica (con il risultato, tra l'altro, che è sufficiente soffrire di tre patologie croniche diverse per trovarsi imbottiti a vita di una miriade di medicinali, come spesso capita a molti anziani), la naturopatia ritiene che alla base della perdita dell'equilibrio psicofisico e della salute si rinvenga un numero assai limitato di fattori. Intervenendo su di essi in un'ottica causalista, si dà la possibilità all'organismo di far emergere le proprie fisiologiche potenzialità di autoregolazione e autoguarigione in tutta la loro pienezza.

Anche nella vitiligine quindi la naturopatia punta a eliminare o minimizzare tutto ciò che può alterare il normale funzionamento del sistema immunitario - o, più correttamente, psiconeuroendocrinoimmunitario, che poi non è altro che un modo più moderno di considerare il terreno individuale -, attuando un trattamento complesso in grado di contemplare le diverse "fonti di impatto":

- alimentazione, preoccupandosi sia di individuare e gestire probabili intolleranze alimentari (il fatto che operazioni chirurgiche e traumi di diverso tipo siano circostanze che notoriamente possono slatentizzare la vitiligine è un'altra conferma della validità dell'ipotesi immunologica; e anche di quella ossidativa, dal momento che questi stessi eventi producono anche stress ossidativi cutanei), sia di evitare cibi e loro modalità di assunzione che possano sostenere l'infiammazione cronica nel corpo, fosse anche di basso grado;

- microrganismi, come quelli che abbondano nel nostro intestino e che assai frequentemente modificano sia qualitativamente che quantitativamente la loro presenza (disbiosi);

- stress, che anche la medicina riconosce come causa di attivazione della vitiligine, nonché meccanismo in grado di sostenerla;

- estrogeni in eccesso, i quali sono un noto e potente fattore di alterazione della risposta immune, come indirettemente conferma anche il dato che le donne vengano colpite da malattie autoimmuni molto più degli uomini, in un rapporto addirittura di 9 a 1, soprattutto in età fertile, ovvero quando la produzione estrogenica è massima.

Gestione delle intolleranze alimentari, dieta attenta (che in particolare consenta di controllare i picchi di insulina, ormone che favorisce l'infiammazione), perseguimento del benessere intestinale, trattamento della sfera psicoemotiva e nervosa, riequilibrio dell'asse degli estrogeni, assunzione di specifici integratori naturali e fitoterapici ad attività immunomodulante, sono quindi i passi da compiere all'interno di un completo percorso in chiave naturopatica.

È inoltre necessario limitare quanto più possibile il contatto con sostanze chimiche di vario tipo (tra cui quelle contenute nelle tinture dei capelli), che sono in grado di scatenare o peggiorare la vitiligine.

In merito al perossido d'idrogeno in eccesso, si rivela utile l'impiego di minerali e vitamine antiossidanti. Oltre alle classiche e sempre valide vitamine C (meglio ancora se in associazione a bioflavonoidi) ed E e al betacarotene, è particolarmente opportuna la supplementazione di glutatione, utilizzato da un importantissimo enzima antiossidante dell'organismo, la glutatione perossidasi, per eliminare il perossido di idrogeno, che viene trasformato in semplici ossigeno e acqua (come d'altronde fa un altro enzima, la catalasi, che però, in chi soffre di vitiligine sembra essere poco efficiente e proprio per questo si verificherebbe l'accumulo di acqua ossigenata a livello cutaneo). Per funzionare, la glutatione perossidasi ha bisogno di uno specifico minerale, il selenio, che per di più è anch'esso un ottimo antiossidante.

Sulla base di alcune correlazioni evidenziate tra vitiligine e cattivo funzionamento della tiroide, è da tenere in considerazione anche l'utilizzo di iodio oligoelemento. Lo iodio oligoelemento, e non invece lo iodio ponderale, è un interessante regolatore della funzionalità tiroidea, sia nella tendenza all'ipotiroidisimo che in quella all'ipertiroidisimo, sulle quali peraltro agisce favorevolmente anche l'approccio alimentare menzionato.

Esistono infine alcuni rimedi naturali specifici che possono rivelarsi utili nella vitiligine, ma rappresentano solo un complemento al ben più interessante e causalistico trattamento di riequilibrio del terreno individuale più sopra descritto.

Tra questi, troviamo aminoacidi come la L-tirosina, da cui la melanina deriva, o anche la L-fenilalanina, che l'organismo trasforma in tirosina, i quali possono facilitare la ripigmentazione della pelle.

Alcune vitamine del complesso B, in associazione all'esposizione al sole, si sono dimostrate efficaci - anche nell'ambito di trial clinici - nel miglioramento della vitiligine: la vitamina B12 (cianocobalamina), la B9 (acido folico) e il PABA (acido paraminobenzoico o vitamina B10, ma in realtà si tratta di una “non-vitamina B”).

Nell'elenco dei prodotti di erboristeria, Ginkgo biloba è probabilmente il più interessante: una ricerca scientifica ha evidenziato che è in grado di promuovere la ripigmentazione - che in alcuni soggetti è stata addirittura totale -, in particolare se le aree bianche non sono ancora di grande estensione. Il ginkgo in effetti è un potente antiossidante, un notevole antinfiammatorio e ha anche un'azione antistress.

Uno studio del febbraio 2010 ha inserito tra i rimedi vegetali utili nella vitiligine anche la curcuma (Curcuma longa). La conferma fa piacere, ma gli effetti antinfiammatori e antiossidanti dei curcuminoidi erano ben noti e questa spezia già comunemente utilizzata in tutte quelle necessità di contenimento dello stress ossidativo e persino di miglioramento dell'umore.

Il pepe nero (Piper longum), e in particolare un suo principio attivo, la piperina, sembra in grado di stimolare la produzione di melanina per via topica, aiutando a scurire le aree depigmentate in tempi anche relativamente brevi.

Ma, come dicevo, la vitiligine è ben più di un problema cosmetico e la logica, almeno in naturopatia, è quella di agire sulle cause di squilibrio.

A tale scopo, possono essere impiegati anche alcuni gemmoderivati: in accordo con Max Tetau, il più indicato nella vitiligine è il macerato glicerico di platano (Platanus orientalis), un drenante a spiccato tropismo cutaneo.

Tutto ciò senza considerare i molti rimedi vegetali utilizzati in altre culture tradizionali, come in primo luogo Picrorhiza kurroa, consigliata nella vitiligine dall'Ayurveda. In Occidente la validità di questa pianta è confermata solo per le epatiti e più in generale per le patologie del fegato. Ma, anche nel caso della picrorriza, è verosimile che alla base degli effetti ipotizzati nella vitiligine possano esserci proprio le sue note proprietà antiossidanti (di protezione delle riserve di glutatione) e antinfiammatorie.

Mi auguro, con questa lunga risposta, di essere riuscito a erodere il suo scetticismo e magari anche a infonderle un po' di speranza.

Naturopata

Pelle Vitiligine Dermatologia

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